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5 febbraio 2013

Tutti al cinematografo; ep. 32

Facciamo una recensione quasi seria dellu "Django" tarantiniano.
Film caruccio e godibile, molto gradevole e particolare. Magari un po' sopravvalutato, che il western (con o senza spaghetti) è un'altra cosa, ma senza dubbio ben sopra Bastardi senza gloria. Che è un po' troppo sbilanciato e poco legato tra la componente western e quella "negra" del film, se il Quentin si applicava maggiormente sul versante western, allora sì, il film sarebbe potuto essere proprio notevole. Come si appresta a essere il Dead in Tombstone con Danny Trejo. Impara Taranti', e magna de meno (mmh, togliamoci qualche pietruzza)!
Degnissima di menzione, nell'immancabile gioco citazionista, Samuel "Black Mamba" Jackson che scruta la dotazione jamiefoxxiana, rimandando all'immortale Snakes on a plane e al simpatico (sempre lì, eccàlla...) Black Snake Moan.

29 ottobre 2012

Tutti al cinematografo; ep. 31 (Tempo di certezze 2)

Sempre in tema di eterne certezze, si è appena finito di vedere "Piccolo grande uomo", bello e particolare western del 1970, interpretato dal mitico emblematico e simbolico Dustin "16:9" Hoffman: in soldoni, il nostro da anzianissimo ricorda le sue peripezie giovanili nel West, nel corso delle quali incrociava la sua strada con miti ed eventi storici della frontiera. Il tutto, sempre trombeggiando ampiamente qua e là: stante le ben note doti dell'attore, non deve certo stupire, e anzi, codesto film non fa che confermare quanto ben si conosceva dai tempi del Laureato. Impossibile, a tale proposito, non citare quanto dichiara nel film la signora Pendrake: "In realtà devo proprio dire che sei sviluppato Jack. Sei piccolo, ma fatto bene".
Daje Dustin!

 

23 aprile 2012

Tutti al cinematografo; ep. 29

[NdA: post scritto più di quattro mesi fa... com'è che era sfuggito alla pubblicazione??]
Dopo tanto -troppo- tempo, si rimette mano all'amata seppur notoriamente veltroniana rubrica "Tutti al cinematografo", per recensire un film che, in realtà, ancora neanche s'è visto.
Ma scoprire che Samuel Jackson ha fatto un film che si intitola "Il lamento del serpente nero", Black Snake Moan, oh beh, lui, l'indiscusso eroe socialista dal mamba nero di "Snakes on a plane", e sentirlo cantare pure questo Black Snake Moan Blues, giustifica un'ammirata recensione a prescindere.

E ogni cosa è più calda giù nel Sud!
 

PS, dopo la visione: film che merita, splendida ambientazione, splendida musica, e particolare storia, pienamente southern. Videndum!

10 aprile 2010

Tutti al cinematografo; ep. 28

Il frate suggeriva: "ma che c'hai anche lu picchiu de focu?"

Ghost Rider. Uno stuntman fa un patto col diavolo, che il giorno in cui lui rincontra la sua vecchia ragazza diventa il "ghost rider", il cacciatore di taglie del diavolo che sarebbe uno scheletro fiammeggiante alla guida di una motocicletta, col compito di recuperare un contratto da 1000 anime, il contratto di "San Venganza". Tale contratto è bramato non si capisce bene perché da un angelo caduto rivale di Mefistofele il diavolo, e quindi il Ghost Rider sconfigge lui e i suoi tre compari, salva il contratto, ma si rifiuta di cederlo insieme ai suoi poteri per volgerli verso il bene.

Di fondo, le uniche cose che salvano il film sono Eva Mendes e quel grand'uomo dagli splendidi baffi che risponde al nome di Sam Elliot (ne riparleremo).

9 febbraio 2010

Tutti al cinematografo; ep. 27

Django! Django...

Tanto fango, tanti morti ammazzati, uno che tira fuori da una bara una mitragliatrice e fa una strage, due soli superstiti, e malconci assai.

Classe!

1 febbraio 2010

Tutti al cinematografo; ep. 26

Gran film "Fargo".
Come in "Non è un paese per vecchi", sempre dei fratelli Coen, ci sono dei soldi e un sacco di morti ammazzati, però in più fa ridere, c'è tanta neve, il taglialegna Paul Bunyan col suo vitello blu e uno che tritura un cadavere.

4 dicembre 2009

Tutti al cinematografo; ep. 25

Una settimana da Dio è evidentemente un film blasfemo da mettere all'indice.
Violazioni del secondo comandamento, imprecazioni, dio interpretato da un negro.
Al rogo!

[sì si sta guardando troppa roba ultimamente]

1 dicembre 2009

Tutti al cinematografo; ep. 24

Un bel film Le vite degli altri. Cazzi degli altri, secondo la diffusione versione della Conca.

Però lascia un po' con l'amaro in bocca il film.
DDR, vabbe', non sei riuscito a creare il Socialismo ma tutt'altro.

Almeno riuscissi a fa' un sistema repressivo che funzioni... no manco quello.

E beh allora.

25 novembre 2009

Tutti al cinematografo; ep. 23

Difficilmente nonostante la stima e l'amicizia per la Sbirula si andrà mai a vedere New Moon.
Però, a guardare la locandina, la protagonista femminile (quilla che se passa li vampiri) pare essere una bella porcona.

14 novembre 2009

Tutti al cinematografo; ep. 22

S'è visto Cars.
Belino.
Ok, non c'era il porno fra automobili, però dico belino.
I primi 20 minuti, tutto auto e buio, facevano quasi paura. Poi però s'è esplicata in parte una certa idea dell'America, che è un po' che toccherebbe parlarne.

28 settembre 2009

Tutti al cinematografo; ep. 21

Non so se forse è perché ho visto solo gli ultimi 40 minuti, o sarà io che so' chiuso di testa, ma non s'è capito troppo il senso di Charlie's Angels: più che mai, oltre a una sovrabbondanza di ralenty e un po' (un po' tanta) di fica softcore. Per carità, ciò buonissimo. Però boh!
Poco dopo un elicottero trasformatosi in robot distruggeva una base militare in Qatar.
Sarà il caso di spegnere il televisore per stasera.
 

9 agosto 2009

Tutti al cinematografo; chiusura estiva

L'osservatore attento avrà notato che è parecchi mesi che l'amata rubrica "Tutti al cinematografo" non viene aggiornata (dal 10 Marzo per la precisione).
E' che in effetti sono proprio mesi che non si vede un film per intero.
Comunque stasera ritrasmettono il buon vecchio classico "Il Laureato".

11 marzo 2009

Tutti al cinematografo; ep. 20

Ragazzetti adolescenti che si drogano di peso, nella Berlino Ovest di inizio anni '80. Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Peso fioli.
Che poi in realtà in due ore di film lo zoo manco te lo fanno vedere mai. Ma sempre e solo la stazione della metropolitana dello Zoo. Misteri dei traduttori di titoli.
Il film che dopo un quarto d'ora si capisce che è uno di quelli in cui magari ti fanno vedere l'uccello di uno, ma stai sicuro manco una tetta.
E infatti, precisu, in tutto il film si vede solo un po' di scapezzolamento, perché una se vomita addosso. Che saremo pure un po' maniaci, però insomma questo fa un po' schifo.

3 marzo 2009

Tutti al cinematografo; ep. 19

Se con una situazione di disagio familiare alle spalle magari per Povia uno diventa gay, il protagonista di Into the wild invece diventa pacio.
Piglia, parte senza dire niente a nessuno e rifuggendo ogni responsabilità, gira vede gente fa cose, c'ha la fissa di arrivare in Alaska, per strada troverebbe pure la fica ma non ne approfitta, e alla fine va a farsi morire di fame e intossicato in mezzo al nulla. Bravo tonto. Che poi allora basta andare sul Tezio, senza fare millemila chilometri.
E Veltroni che lo additava pure come modello per i Giovani Democratici. Ohi, per carità, a chi non piacerebbe andarsene a spasso senza preoccupazioni e senza lavorare, però insomma è una scelta di puro individualismo, di rigetto dell'impegno. E' il ritorno all'Arcadia in chiave contemporanea.
Comunque vabbe', film più che gradevole, storia con un suo fascino, belle ambientazioni e tutto, però insomma parecchio "americano" per dargli una definizione.

8 febbraio 2009

Tutti al cinematografo; ep. 18

Karate Kid, il quarto film per la precisione.
Volendosi limitare a considerazioni di estetica, che gran tette c'aveva Julie-san, ovverosia la giovane Hilary Swank???

13 gennaio 2009

Tutti al cinematografo; ep. 17

Bardasci, Gomorra è un bel film e un ottimo documentario, ma da qui a pretendere che magari sia stato il miglior film non americano del 2008 in effetti ce ne correva...

10 gennaio 2009

Tutti al cinematografo; ep. 16

Una ragazzetta orfana di madre viene mandata a studiare in un prestigioso collegio femminile. Fa amicizia con le sue due compagne di stanza (tutte belle picchiette), che sono innamorate e amanti l'una dell'altra. Ma quando un mattino vengono sgamate nude a letto insieme dalla sorellina pettegola di una delle due, questa decide di interrompere la relazione. L'altra la prende male, dà di matto, si mette ad allevare una poiana, s'impregna di Shakespeare, finché si arriva al finale tragico.
Trattasi de "L'altra metà dell'amore", uno di quei film che, nelle notti insonni di studio alle superiori, ha contribuito a crearmi la convinzione che i film francesi siano tipicamente tutti un po' strani e vagamente porcheggianti.
Finché l'altro giorno, guardando i titoli di coda, scopro che il film non è francese, bensì québécoise (scusate il francese, ma "chebecchese" suona male).

6 dicembre 2008

Tutti al cinematografo; ep. 15

"Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di
quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi."
(e perché Andreotti non era una brava
persona!)

Il Divo.
Prima parte sul "potere" democristiano, seconda parte sui rapporti Andreotti/Mafia.
Grazie al cielo ci siamo sbarazzati di 45 anni di governume democristiano.
[poi vabbe', che ce ne siamo
sbarazzati è un parolone, e anche l'alternativa non è che sia stata proprio migliore]

24 novembre 2008

Tutti al cinematografo; ep. 14

Nel vagamente sessantottino Easy Rider, una coppia di motociclisti fattoni e pittoreschi traversano gli Stati Uniti dalla California alla Florida, tra hippy, balordi vari, polizia, rednecks e prostitute.
Belino. L'idea della strada, libertà etc. Un pochetto tanto individualistica come ottica per certi versi. E vabbe' uno dei due bikers si fa chiamare Capitan America che si pretende.
Il viaggio alla fine non finisce bene. E si capisce che forse è meglio portare i capelli corti. Mmh!

3 settembre 2008

Tutti al cinematografo; ep. 13

Dopo l'angolo della poesia e dopo diversi mesi, torna questa importante rubrica, mai abbastanza apprezzata.
Nell'ultimo episodio, s'era analizzato quel capolavoro del cinema americano contemporaneo di "Snakes on a plane", riuscendo a trovarne le più autentiche radici marxiane, che ne fanno una gemma della cinematografia politica e di denuncia sociale.
Siamo andati a ritroso di qualche anno, fino a ritrovare il film che forse è il capostispite di questa Nouvelle Vague sinistroide americana: "Evolution".
In questo appassionante film di fantascienza, un meteorite con primitive forme di vita aliene precipita nella ridente Page, Arizona settentrionale. In seguito al calore successivo all'impatto, nel giro di pochi giorni pochi organismi unicellulari alieni ripercorrono miliardi di anni di evoluzione, con gravi rischi per la sopravvivenza stessa del genere umano. Mentre lo sconsiderato intervento delle autorità militari sta per far precipitare la situazione, l'intervento di un brillante team di coraggiosi scienziati salva la baracca, trovando l'arma che eliminerà le forme di vita aliene dalla Terra nel massiccio utilizzo di shampoo antiforfora al selenio.
E' palese in tutto il film la denuncia dell'immane impatto che lo "sviluppo" capitalista sta avendo sul fragile ecosistema terrestre. Così come l'atto d'accusa contro il militarismo ottuso che permea la società americana (- E come pensate di distruggerli? - Col napalm. Tanto, tanto napalm.), e della diffusione e del facile reperimento delle armi da fuoco (i protagonisti al centro commerciale, che si impadroniscono come ridere di fucili a pompa da caccia al dinosauro). Altro che Michael Moore.
A trovare qualche difetto, il regista Ivan Reitman (produttore di Animal House e regista di Ghostbusters, mica noccioline) pecca forse di un eccessivo positivismo che fa tanto socialismo di fine '800, alla Zola insomma, con tutta la fiducia nelle sorti progressive della scienza. E si nota la sua formazione americana, nel laburismo che permea il finale: da interpretare nella -ingenua!- fiducia delle capacità di auto-rigenerazione e di miglioramento insite nel sistema capitalistico, nel Mercato che trova in sé (lo shampoo, prodotto simbolo della società dei consumi) le forze per uno sviluppo giusto ed equo per tutti. Insomma, manca la maturità politica di alcuni film successivi, ma rimane una pietra miliare della cinematografia impegnata di inizio millennio (mentre Moretti in Italia girava La stanza del figlio).