Visualizzazione post con etichetta di pietro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta di pietro. Mostra tutti i post

17 dicembre 2012

Giravolte arancioni rifondarole...

Il tasso di ridicolezza del PRC nel cercare di gettarsi anima e corpo nel progetto del "quarto polo arancione", magari con liste uniche con residui dipietristi, dopo il fallimento della "Federazione" col PDCI, dopo anni a ostentare e rivendicare settariamente bandiere rosse e falci e martello, è francamente abbastanza imbarazzante. Per carità, anche come SEL molto poco c'abbiamo da chiacchierare, ma almeno certi livelli, quantomeno per ora, non l'abbiamo mai raggiunti.

6 novembre 2012

Il punto politico di mezzo autunno

Aspettando che si dice oltre oceano, brevi note sugli ultimi dieci giorni.
Elezioni siciliane. Mah, più che tanto, nel complesso, nessuna particolare sorpresa, vista "da qua" è sempre abbastanza difficile stare appresso alla politica siciliana, e poco ci si aspetta. Il punto centrale, che fa specie, è l'astensione oltre al 50 %. Alla luce di questo dato, della assoluta frammentazione del quadro politico, della delegittimazione popolare di liste e partiti che, al netto, anche i più votati sono ciascuno rappresentativi neanche di un elettore su dieci, anche il risultato (indubbiamente notevole) dei grillini è in realtà, rispetto alle potenzialità, alquanto zoppo. Di certo, del tutto fuori luogo è stato il trionfalismo di Bersani. Andando però al secondo nodo critico, guardandosi un po' in casa, ok che come detto dalla Sicilia non si ha nessuna particolare aspettativa elettorale, però porca miseria, il risultato elettorale del 6 % delle sinistre è disastroso. In voti netti appunto, vuol dire che a stento un siciliano su trenta ha scelto di dare il suo voto a quella che dovrebbe essere realmente una proposta politica alternativa e di rottura. Fattori ostili, leggerezze, ok, svariati, però un risultato come questo non è una tornata elettorale andata male, è indice di un problema politico enorme per la sinistra, il rischio di diventare del tutto superflui è concreto.
Province, legge elettorale etc. Senza stare a entrare nel merito (altamente discutibile) degli ennesimi provvedimenti sui quali si sta pronunciando il governo Monti, si rileva solo che, politicamente, esso non ha la benché minima legittimazione per approvarli, e non è tollerabile l'abuso che sta continuando a fare, complice un Parlamento vergognoso sul quale ha potere di ricatto, della decretazione d'urgenza, antidemocratica e palesemente incostituzionale.
Di Pietro. Senza stare a riscomodare la genialata veltroniana di portarlo in Parlamento come unico proprio alleato, è da anni una delle anomalie negative della sinistra italiana. A quanto pare, finalmente sembrerebbe essere alla frutta, schiacciato fra trasformismi, scandali e Grillo; speriamo sia veramente così, che quantomeno potrebbero rimettersi in circolazione un po' delle energie positive (e non sono poche) che in questi anni hanno appoggiato l'IDV.
L'altro giorno, con una partecipazione di pubblico superiore alle aspettative, comizio a Terni di Nichi Vendola. Mai stato un "fan" sfegatato, e i dubbi sulle scelte politiche, a partire dall'opportunità delle primarie, permangono in larga parte. Che però sia, nell'odierno quadro politico italiano, una personalità nettamente superiore alla media, e altrettanto, che con la scelta di partecipare alle primarie, dopo mesi di isolamento mediatico, finalmente si sia riusciti a tornare a far sentire le proprie idee, e qualcosa di differente dalle magnifiche sorti del governo tecnico, da Grillo e dalla polemica Renzi/Bersani, è innegabile.

11 aprile 2011

Signora!!! Primo giorno senza Berlusconi!!!

11 aprile 2006, ore 6.15, Piccione, frazione di Perugia "Signora!!! Primo giorno senza Berlusconi!!!".
Già.
Elezioni politiche del 9/10 aprile 2006. Ce lo ricordiamo tutti, dopo 5 anni di governo berlusconiano, e una serie di vittorie del centrosinistra a tutte le elezioni, l'Unione guidata da Prodi è data per favorita. E i primi exit-poll sembrano confermarlo. La lunga notte elettorale, alla federazione DS di Piazza della Repubblica, un'angoscia interminabile, ad aggiornare ogni minuto i computer, che vedevano il vantaggio assottigliarsi sempre di più. Alle
3 di notte, a scrutinio ancora non concluso, compare Piero Fassino, il compagno segretario, aria tiratissima, a rivendicare la vittoria. Alla Camera alla fine si vince, ma di poche migliaia di voti. Il Senato pare che stiamo un seggio sotto, ma 'sti cavoli, qualcosa si inventerà, ce l'abbiamo fatta. Il brindisi, tensione, si canta l'Internazionale.
Tornato a casa, complice uno storico bottiglione di Nero d'Avola, si decide che tocca fare qualcosa: e via nella notte, a piedi, in direzione di Gubbio, bandiera rossa dei DS spiegata. La gente che strombazza allegra, il camionista pachistano che dalla salita di Piccione dà un passaggio fino a Gubbio; nel paese semideserto al mattino presto, la colazione condivisa con un gruppo di muratori, che voleva sapere le notizie.
Quindi, sotto la pioggia, il rientro, con un compagno gentile che offre un passaggio, e ti informa che è stato arrestato Provenzano. E daje. "Vuoi vedere che l'Italia cambia davvero", come recitava lo slogan di Rifondazione. E nei primi mesi ci si è creduto veramente.
Poi, sappiamo come è andata. Il centrosinistra unito ha perso la sua grande occasione storica, schiacciato dai personalismi dei vari Mastella e Di Pietro, da qualche radicalismo di troppo, dai numeri impietosi al Senato, dai DS e la Margherita che hanno scelto di mettersi a cazzeggiare, inventandosi il Partito Democratico.
Elezioni anticipate nel 2008, sconfitta disastrosa dalla quale ancora nessuno è riuscito a riprendersi, nonostante un governo vergognoso sotto qualsiasi profilo.
Che occasione che abbiamo buttato via "in quel giorno a primavera" di cinque anni fa, e quante cose abbiamo perso in questi anni.


Già, parecchiu!

18mila voti
Ore 6.15, a Piccione


La sede DS di Gubbio

19 dicembre 2010

La "svolta" bersaniana, e compatibilità

A essere oggettivi, la svolta di linea di Bersani dell'altro giorno è un po' riduttivo sintetizzarla in una proposta di alleanza con Fini e Casini, scaricando Vendola e Di Pietro.
Bersani ha annunciato che a gennaio il PD farà una sua proposta politica globale (diciamo anche di governo), vedendo quindi chi voglia aderire, senza preclusioni da nessuna parte. In pratica, è la -giusta- risposta a chi critica il PD perché sembra passare il tempo a rincorrere gli altri per alleanze, senza dettare invece esso termini e condizioni.
E, sempre nell'ottica del PD, è giusto e logico che non si precluda la porta a un'alleanza con i centristi, e magari anche con Fini. Certo, se si facesse un'alleanza di questo genere sarebbe una bella vaccata, e capisco pienamente tutti i democratici guasti all'idea, però bardasci molti c'avevano da pensarci per tempo, che il PD ci nasce come partito moderato di centrosinistra, e un'alleanza con il centro è più naturale che con le sinistre di SEL (l'IDV non parliamone, che se, sia PD che SEL, ne potessero fare a meno, molto meglio sarebbe per tutti).
Il progetto di SEL nasce (e dovrebbe essere e si spera che sia) come alternativa di sinistra, poi alla fine pare probabile che si va a finire tutti alleati, ma le ragioni di essere e i progetti fondanti rimangono assolutamente distinti.

6 agosto 2010

Analisi, possibilità e latinetti... a settembre si balla!

Preso dagli otia, il vir bonus Nicola rischia di trascurare i negotia.
Sia mai!
A parte i latinetti, prima della partenza verso altri orizzonti un paio di parole sull'attuale situazione sono da spendere.

L'altro giorno con la quasi sfiducia a Caliendo si è certificata la crisi totale della maggioranza di governo.
Verosimilmente, si aspetta l'autunno, e abbastanza presto la crisi verrà aperta.
Che fare?
E' indispensabile scongiurare la possibilità di crisi immediata, con elezioni anticipatissime, in autunno. Sarebbe il disastro, l'opposizione versa in uno stato ancora di confusione tale che ci si ritroverebbe una nuova maggioranza Pdl/Lega Nord, solo che senza i finiani, nonostante il totale fallimento di quest'ennesima esperienza berlusconiana.
Governo tecnico, di transizione, quello che ci pare. Ma che dia uno stacco di qualche mese di qui alla primavera, faccia magari una nuova legge elettorale meno incasinata. E che permetta alle opposizioni di organizzarsi, e che lascerebbe bollire un po' Berlusconi. Ripeto, elezioni subito, con le televisioni militarizzate, e dovendo improvvisare tutto, sarebbero il suicidio finale del centro centrosinistra sinistra.
Detto questo, gli scenari. Sull'astensione a Caliendo si è profilato un fronte unico centristi sparsi/finiani. Possibile, probabile. La butto lì: legge elettorale a collegi uninominali maggioritari, e tre poli: Berlusconi/Lega, finiani/Udc/Rutelli e ulteriori spezzoni di Partito Democratico, rimanente PD/Sinistra Ecologia Libertà e boh, spezzoni sparsi. E si balla.
In quanto sopra non compare l'Italia dei Valori. E' una variabile. Di Pietro di per suo è culturalmente di centrodestra, moderato. E' solo per la fesseria fatta da Veltroni, che gli ha aperto praterie a sinistra, che vi si è buttato. Ma se SEL e Vendola saranno capaci di fare concorrenza seria a sinistra, e se avesse la possibilità di un'alternativa non berlusconiana, Di Pietro lo vedo probabile a tornare sui suoi passi, e assai disponibile a buttarsi con Fini. Le sue radici sono quelle.
L'altra grande variabile, Vendola. L'"astro nascente" del centrosinistra. Personalmente, da elettore di SEL, convince poco. Troppo personalista, inutilmente retorico. "Potere alla poesia" finché rimane una canzone dei Folkabbestia è un conto, politicamente un altro. E me lo ricordo, che un anno fa con tutti i casini della sua giunta lo si dava per politicamente finito. Poi, il pasticciaccio brutto con Emiliano, Boccia, i franceschiniani pronti a vendicarsi su D'Alema e Bersani, e tocca dare atto dell'abilità con cui ha ribaltato la frittata, con le primarie "Vendola contro tutti". Ma, oggettivamente, senza la desistenza dell'UDC, frutto delle trattative che c'erano state, ce la scordavamo la sua vittoria in Puglia, le Fabbriche e mo' la sua candidatura. Però. Fatto sta che probabilmente è la personalità con più chance, e toccherà giocarsele bene. Quantomeno, una coalizione verrà ricostruita.
Il PD in mezzo, nel fango. Che non riesca a esprimere, a livello nazionale come spesso locale, una personalità in grado di rappresentare tutto il centrosinistra, è grave. Senza voce in tv. Con Bersani che fa, come da sua formazione, il segretario di partito. Mentre, grazie all'ennesima genialata del fu Veltroni, oggi non serve un segretario di partito, ma un leader del centrosinistra. Bellu casino. Con tanti democratici pronti ad appoggiare Vendola, che è antitetico allo spirito, al progetto del PD. Vedremo un po'.

Amici, compagni, passanti, buone vacanze.

9 marzo 2010

Decreti interpretivi

Intervengo solo ora sulla questione del "decreto interpretativo", perché la cosa ha dato abbastanza da pensare.
Di sicuro, c'è l'arroganza e la gravità politica dell'atto di una parte politica (incompetente) che si cambia le regole per propria utilità e per rimediare a stupidi errori procedurali.
La questione che il diritto di voto sarebbe stato menomato dall'esclusione di Formigoni in Lombardia, e in misura minore delle liste del Pdl a Roma è però reale, e oggettivamente la democrazia deve essere un fatto sostanziale oltreché formale, e una qualche soluzione, anche per evitare inutili tensioni, era effettivamente il caso di trovarla.
Resta il fatto che però, politicamente, è una gran porcata.
Ha dato anche molto da pensare Napolitano. Sicuramente ha collaborato a una cosa che, detto sopra, è politicamente una porcata. D'altra parte, il ruolo del presidente della Repubblica è di mediatore, e c'era anche la volontà di rimandarle le elezioni in campo, ha cercato di trovare una soluzione che al contempo garantisse in modo sostanziale la piena partecipazione al voto e il rispetto delle norme, e se il decreto alla fine presentatogli rispettava i criteri di legge previsti, poteva politicamente far schifo quanto gli pare, ma era tenuto a firmarlo. Alla fine, tutto considerato, si è probabilmente comportato nell'unico modo possibile.
Di Pietro vabbe', lasciamo stare, non si capisce perché ogni volta che viene approvato qualche atto discutibile, deve necessariamente spaccare il fronte delle opposizioni, andando a fare polemica pesante contro il presidente della Repubblica.

30 dicembre 2009

Bbonu Napolita'!

Stavolta, riguardo a Napolitano che non dovrebbe partecipare alle celebrazioni per Craxi, sono d'accordo con Di Pietro.
Ok eri migliorista, però bbonu Napolita'!

24 dicembre 2009

Ci fa o ci è

Alle volte pare che lo facciano apposta, che tocca ripetersi.
Dopo il "vile attentato" a Berlusconi, questi con gran faccia tosta e grande uso di vittimismo s'è messo a predicare irenicamente la distensione dei rapporti politici, la non demonizzazione dell'avversario, il confronto invece dello scontro. Su una serie di cose c'ha anche ragione; solo che, vedendo chi è che fa la predica, sa tanto di presa per il sedere, per trarre il massimo profitto politico dall'incidente di cui è stato vittima.
E tocca fare buon viso a cattivo gioco, per non dare ulteriori pretesti. Che poi, ripeto, certi eccessi l'antiberlusconismo indubbiamente l'ha portati. Stare zitti, condividere quel che c'è da condividere, e aspettare che passi la nottata.
Di Pietro invece che fa? 'Sto pezzo de cretino si mette a scrivere lettere in cui paragona testuale Berlusconi al Diavolo. Allora, i casi sono due: o è totalmente idiota, o lo fa coscientemente, per lucrare qualche decimo di percentuale a sinistra, fregandosene bellamente che però così nel complesso fa solo il gioco di Berlusconi. Da decidere delle due quale è la cosa peggiore.

28 luglio 2009

Polemiche e tessere

Due cose politiche appena passate.
La pretesa di Beppe Grillo di iscriversi al Partito Democratico, dopo che ha passato buona parte degli ultimi anni, tra altre cose magari meritevoli, a gettare merda sull'intero centrosinistra italiano. L'iniziativa non c'è bisogno di commentarla, è anche una questione di dignità personale l'asternersi dal far politica in certi modi. Sul discorso invece secondo cui il Pd -o un altro partito- sia tenuto a tesserare chiunque ne faccia richiesta. Un partito politico ha anche la possibilità di derogare le norme lavoristiche che impediscono le discriminazioni sulle opinioni politiche dei dipendenti: figuriamoci quindi se non si può applicare discrezionalità su una richiesta di iscrizione. 'Va, l'unica cosa per cui magari valeva la pena dargliela la tessera a Grillo, era per levarsi il gusto di poterlo espellerlo il giorno dopo. Ma il centralismo democratico non va più troppo di moda...
La stupidità della polemica dipietrista: dopo i pesanti rilievi critici mossi da Napolitano al pacchetto "sicurezza" del Governo, è riuscito a farli passare in secondo piano, per lanciarsi invece in attacchi alla Presidenza del Consiglio. Dato che non è così cretino dal non capire che così riusciva nell'impresa del togliere dall'imbarazzo il Governo dirottando l'attenzione, l'unica motivazione politica della polemica è la continua ricerca di visibilità, senza un briciolo di progettualità che non sia la ricerca di qualche spazietto in più conquistato ai danni di tutti coloro che se non alleati sono almeno compagni di opposizione.

24 maggio 2009

Alternative

C'era una discussione secondo cui il Governo avrebbe i mesi contati, causa la disaffezione dell'elettorato cattolico. Mah. La valutazione pare improbabile (estremamente improbabile purtroppo), e già ci sarebbe molto da ridire sull'idea stessa di poter definire un "elettorato cattolico" come corpo sociale distinguibile.
Comunque.
Bella la storiella sull'affossamento prima ancora che nascesse di un Coordinamento straordinario delle Opposizioni. Il novello Fronte Popolare, che avrebbe la sua ragione di essere effettivamente a seguito delle ennesime derive plebiscitarie del Premier, che ripete come le Camere siano un inutile orpello e teorizzando l'appello al Popolo per un disegno di riforma (deriva plebiscitaria nel vero senso del termine) era stato teorizzato l'altro giorno da Vendola, di Sinistra&Libertà. Franceschini rilancia, limitandolo alle forze parlamentari, Pd Udc e Idv, persistendo quindi con l'idea suicida di marginalizzazione delle Sinistre. Di Pietro risponde che non è interessato (a che pro mischiarsi in un'iniziativa in cui non possa risaltare come unico protagonista?), l'Udc a questo punto chiaramente declina, che non vede la convenienza di diventare subito unico interlocutore del Pd. Bah!
Questo è il punto. Se anche veramente Berlusconi andasse in crisi, non c'è al momento nessun progetto alternativo che possa ambire a soppiantarlo.

21 maggio 2009

Politica a maggio...

Si sarà notato ultimamente un diradarsi su questo blog degli interventi a sfondo politico.
Il punto rega' è che la situazione attuale fa assolutamente cascare le braccia. Da un mese a questa parte il centro del dibattito politico sono le frequentazioni misteriose di Berlusconi e le derivate difficoltà coniugali. Roba probabilmente molto discutibile, ma che all'atto pratico non può che ridursi a illazioni che sortiscono l'effetto di andare a sviare l'attenzione pubblica da altre notizie. Come la recessione al -5,9% nel primo trimestre, e la crisi occupazionale, tutto ridotto a una questione di "disfattismo" dell'opinione pubblica. O l'altro giorno la condanna per corruzione di Mills a opera sempre del Presidente del Consiglio, che scivolerà nell'indifferenza di larga parte del Paese e sarà usata per l'ennesimo attacco alla Magistratura.
C'è poi lo sconcio del "Pacchetto sicurezza", che ha reintrodotto alla Camera molte delle misure più barbare stralciate in precedenti passaggi parlamentari, e la disumanità del respingimento in mare di centinaia di disgraziati. Anche qui ormai è entrato nel sentire comune l'idea per cui chi, per tante ragioni, non è riuscito a emigrare nel rispetto delle ristrette quote previste dalla legge, diviene automaticamente un soggetto pericoloso, un probabile criminale, da allontanare senza fare valutazioni.
Ma anche poi tocca sorbirsi il ministro Sacconi, tra gli ideatori della riforma contrattuale di febbraio che si tradurrà in ulteriori politiche di moderazione salariale, pontificare sul tema accusando la "sinistra" e presentandosi come "il partito dei lavoratori".
Le elezioni alle porte dal probabile ennesimo brutto risultato. Beppe Grillo "comico, non politico" che presenta le proprie liste alle Amministrative. La doppiezza e la retorica di Di Pietro, a parole l'unico implacabile oppositore del centrodestra, nelle Camere spesso e volentieri pronto invece a votarne molti dei peggiori provvedimenti, e in politica pronto a cambiare posizione da un giorno all'altro sentendo come tira il vento.

Bah. Di cose ne stanno a succedere parecchie. Ma pare di doversi sempre stare a ripetere, e che tutto continui a cadere nell'indifferenza generale.

17 aprile 2009

Paio di note su Santoro e Refendum

Un paio di cose.

Anzitutto su Santoro. Che sicuramente è un giornalista assai discutibile e opinabile. Che faccia un "uso personale della tv pubblica"? Beh, spesso anche sì. Ma d'altronde non è certo l'unico (e almeno non pretende di volersi spaccia), se ciò può essere considerata una giustificazione. Ma tutta 'sta storia montata sulle vignette di Vauro (pretesto, e debolissimo pretesto) è indecente, e le misure repressive di censura adottate assolutamente inaccettabili.

Sul mancato accorpamento del referendum alle Europee invece. Ok, logica e anche convenienza economica avrebbero voluto che si evitassero ripetute sessioni elettorali a inizio estate, che la scelta dilatoria dei tempi adottata è chiaramente nella speranza di mancato raggiungimento del quorum -ragionamento non certo pienamente democratico-; però insomma, non c'è troppo da stracciarsi le vesti, che un eventuale esito positivo dei referendum non è che sia così auspicabile. Due anni fa alla fine anch'io firmai, ma con la volontà di usarlo come mezzo di pressione sulle Camere per riformare la legge elettorale, non certo per avere il premio di maggioranza (concettualmente anch'esso non esattamente democratico) attribuito al partito col maggior numero di voti, anziché a una coalizione (a maggior ragione quanto poco prima espresso). Che poi con l'attuale quadro politico di tutto si ha bisogno meno che un incentivazione data dalla legge elettorale al bipartitismo. C'è tutta 'sta necessità che i referendum raggiungano il quorum e passino? No. Quindi pace, e se è che a 'sto punto rimandiamo tutto all'anno prossimo che fretta non ce n'è.

Il titolo parla di un paio di note. Aggiugiamone una terza. Ieri il Di Pietro ha presentato le candidate dell'Idv alle Europee. Specificando bene come siano state selezionate in base ai curricula (sfoggiamo 'sto latino...) inviati in seguito a inserzioni inserite sui giornali, e come la grande maggioranza di loro non abbia un'esperienza politica alle spalle. Beh che dire, il non avere esperienza politica è chiaramente un elemento di merito per un candidato al Parlamento Europeo (che tanto in effetti di riciclati con alle spalle fin troppa di esperienza le liste dell'Idv non scarseggiano di certo); si conosce poi qualche metodo migliore della popolarissima inserzione per selezionale una classe dirigente?

3 febbraio 2009

Di Pietro sullo sbarramento

Ma quale cavolo è la credibilità politica di uno, Antonio Di Pietro, che ieri sera ha dichiarato apertamente di sostenere lo sbarramento al 4% per le Europee, e che "[l'Italia dei Valori] non si oppone allo sbarramento al 4% per le elezioni europee. (...) Il nostro sarà un voto a viso aperto, perché vogliamo mettere limiti alla frammentazione politica", e stamani dichiara invece che lui non c'entra niente, che "Io vorrei che non ci fosse questo sbarramento ma questa e' la scelta di Pdl e Pd.E quando i due partiti maggiori decidono (...) puoi urlare ma loro se ne fregano."???
Già la situazione è grave, ci manca solo che Di Pietro provi ipocritamente a mettere il cappello sulla protesta.

[ok, avrete capito che qua ormai si è in ostilità piena con Di Pietro]

29 gennaio 2009

Provocatori

Il punto politico fondamentale di gente come Di Pietro, Travaglio e compagnia strillante è che sono dei provocatori. Stop.
Disposti a dire di tutto e a insinuare, pur di far parlare di sé. E a valutare tutto nell'ottica settaria del "con noi o contro di noi". Incuranti del progetto politico, con l'obiettivo solo del proprio tornaconto d'immagine immediato. Attacchi sconclusionati, offensivi e politicamente ridicoli come quelli di ieri a Napolitano (omertà mafiosa il comportamento ineccepibile di un presidente della Repubblica che si attiene scrupolosamente alla Costituzione, e riesce a svolgere egregiamente la sua funzione in una situazione politica tanto difficile?) sono solo pretesti per attirare l'attenzione mediatica su una giornata piuttosto irrilevante, per spaccare l'opinione pubblica. Questo metodo si chiama Berlusconismo. L'uno, Di Pietro, il cavaliere senza macchia contro la Casta, l'altro, il modello, contro il Comunismo. Che importa se i referendum ben che vada si terranno fra un anno e mezzo, e non hanno speranza di raggiungere il quorum. L'importante è potersi presentare come i portatori della Morale, e farsi vedere per settimane su tutte le piazze con i banchetti. Anzi, già che ci siamo, proponiamo la mobilitazione permanente, e annunciamo un'altra decina di raccolte firme.

Di Pietro avrebbe dichiarato che le proprie liste per le Europee saranno al 70-75 % composte dalla cosiddetta "società civile" (io naturalmente pur essendo sin bandera non rientro nella categoria, e sono un orgoglioso rappresentante della società incivile): evidentemente si ritrova un po' a corto dei soliti trasformisti e politicanti (De Gregorio, per fare un nome) con cui lui, il magistrato del popolo, è solito riempire liste e organismi dirigenti dell'Idv...

16 aprile 2008

Analisi e autocritica

I dati
Il Partito Democratico è andato molto sotto le attese. Attese che per qualcuno arrivavano persino alla vittoria, e per molti erano di una sconfitta onorevole alla Camera, e il "sabotaggio" del Senato con almeno un quasi pareggio. Invece col 33,2% dei voti vuol dire che si è rimasti piantati al 2006, facendo il pieno come al solito solo nelle regioni rosse in cui si può contare su quella che era la presenza organizzativa diffusa dei Democratici di Sinistra; tutti i sacrifici e i bocconi amari ingoiati invece per cercare voti nell'elettorato moderato (Calearo per fare un nome a caso) sono stati invece piuttosto inutili, o comunque hanno determinato avanzamenti minimi vanificati da uscite verso Italia dei Valori o peggio a destra.
Sinistra Arcobaleno. Veramente un disastro incredibile. Specie nelle regioni come l'Umbria, dove sono arrivati a perdere il 75% dei voti. Sicuramente in parte è una perdita virtuale, però questa virtualità porta a escludere dalla rappresentanza politica forze che avrebbero qualcosa da dire. Dove sono andati i voti? In parte astensionismo, in parte a ingrassare lievemente il Partito Democratico o, per gli irriducibili antiveltroniani, l'Italia dei Valori. Molti sono stati gli errori della dirigenza della SA, a partire dalla candidatura stessa di Bertinotti, non certo il leader più adeguato per questa campagna. Si è pagato poi il non essere riusciti a presentare un vero progetto politico, come per contro tocca rendere atto a Veltroni, ma solo un cartello elettorale a scopo di sopravvivenza. E l'aver impostato la campagna in maniera troppo conflittuale anziché competitiva, specie verso il Pd. Questi i fattori che hanno impedito di guadagnare nuovi voti. E anzi a perderne, specie combinati con il miraggio del voto "utile", alimentato (ad arte o con convinzione, questo è da vedere) dal Partito Democratico, per cui larga parte dell'elettorato della SA ha scelto di votare comunque l'alleanza Pd-Idv nella speranza malriposta di riuscire a competere per il raggiungimento del premio di maggioranza ed evitarsi, se tanto toccava stare all'opposizione, a doverla fare a un gioverno Berlusconi.
[per chi ha un po' di tempo da perdere, vada a vedere un po' di dati sul tracollo dei partiti della SA in Umbria, che c'è roba ai limiti dell'incredibile]
Italia dei Valori. Nel centrosinistra, l'unico partito con un vero risultato positivo, alimentato da una quota di voti antiveltroniani provenienti dalla Sinistra, e soprattutto dal clima "antipolitico" dell'ultimo anno, che hanno fatto guadagnare un credito politico assolutamente immeritato per un partito personale vagamente conservatore senza una vera progettualità politica, che in un paese normale (ossia senza Berlusconi) starebbe senza dubbio saldamente a destra.
Udc. Oggettivamente ha retto bene una situazione sicuramente difficile, riuscendo a resistere alle sirene del voto utile grazie forse anche a una quota di elettorato ex Margherita. Certo eh, se toccava superare lo sbarramento regionale al Senato solo per fare eleggere Cuffaro, potevamo anche tutti risparmiarcelo.
Maggioranza. Tutto nelle aspettative nel complesso, tranne il raddoppio della Lega Nord. Non so e non voglio indagare sulle ragioni di un tale successo, in proporzione anche in regioni come l'Umbria. Però so solo che è veramente preoccupante.
Ho evitato i Socialisti per pietas.

Prospettive
Per la Sinistra italiana sono nere. E' il punto peggiore raggiunto nella storia repubblicana. Si tratta di ricostruire da capo una cultura di sinistra in Italia, ricercare l'egemonia, tornare a rappresentare i ceti popolari, ricostruire soggetti politici di massa. Se vogliono farlo i partiti della Sinistra Arcobaleno, devono cambiare radicalmente, che sono tutto tranne che di massa, e troppo spesso scadono nel massimalismo senza dare rappresentanza degli interessi di cui si ritengono portatori. Il Partito Democratico allo stesso modo è a un bivio, e deve ridiscutere molte delle scelte fatte fin ora dal gruppo dirigente veltroniano, a meno che non voglia essere un partito tendenzialmente moderato sostenuto dal voto dell'elettorato post comunista.

Insomma il lavoro da fare è tanto e di portata storica, le premesse scarseggiano e i leader anche.
Parafrasando Mao, tutto va bene.

13 febbraio 2008

Alleanze...

Cominciata ormai la campagna elettorale, non ci si può evitare un commento sulle scelte intraprese da Veltroni, e il Pd dietro di lui.
Tocca rendere merito a Veltroni, che sconta una posizione di partenza di indubbio svantaggio, di essere riuscito a partire all'offensiva, dettando lui le regole, i tempi e i temi anche al centrodestra. Ma la scelta di rifiutare un'alleanza organica con la Sinistra Arcobaleno la reputo un fatto molto grave. Indubbiamente ciò è funzionale all'obiettivo primo di Veltroni, ossia di creare un soggetto politico realmente nuovo, che superi i vecchi schemi della politica italiana. E ciò sta significando anche superare quella che è, o era, l'identità di sinistra. Il Partito Democratico non è un partito di sinistra. Ma neanche di centro. E' semplicemente qualcos'altro. A molti ciò piace. Per me invece significa distruggere l'idea che una forza politica di sinistra, autonoma e maggioritaria, possa ambire a governare l'Italia.
Dopodiché si potrebbe aggiungere che a fare anche un discorso meramente elettorale il voler correre da soli è una scelta piuttosto egoista, funzionale per avere un risultato (blandamente) migliore, ma suicida per le ipotetiche speranze di vittoria.
L'idea dell'Unità del centrosinistra, e in specie della Sinistra, ha accompagnato tutta la mia formazione, e forse è la cosa più simile a un'ideologia che abbia. E in questi giorni la stiamo seppellendo, fratturando l'unità d'azione delle forze progressiste italiane.
Anche tutta la gestione delle trattative per le altre alleanze, specie con i Socialisti, sono state improntate da grande arroganza, con la condizione prima di sciogliere le formazioni. E il Pd si ritrova al momento con il solo Di Pietro alleato, ossia l'unico di cui avrei fatto volentieri a meno.
Compagni, la situazione è piuttosto pesante. Di fatto, ancora mi trattengono solo i rapporti personali di stima e amicizia creatisi in quest'anno all'interno della sezione. E anche su questo lato, uno strappo s'è consumato ieri sera, alla prima riunione del direttivo della nuova sezione, quando da solo mi sono espresso pubblicamente e ho votato contro il candidato unico alla segreteria, per assoluta contrarietà all'imposizione di un candidato unico venuta dal comunale, che hanno voluto spartire le segreterie delle unità di base territoriali per quote, prima ancora che per i nomi.

5 novembre 2007

Tornando al canchero di questi giorni

Ossia Di Pietro. Se uno dichiara di essersi pentito per il proprio voto contrario alla commissione sul G8, perché un editoriale di Marco Travaglio gli ha aperto gli occhi di come si sia allineato in questa maniera al voto di "Mastella e del partito di Berlusconi", ossia spiegando che, nel migliore dei casi,  la propria linea politica varia a seconda del placito del giornalista Travaglio (nel peggiore dei casi è solo un'ennesima buffonata di facciata, con la piena consapevolezza e volontarietà della condotta tenuta sul G8), beh, si dimostra da sola la serietà e il livello politico dell'interessato.

1 novembre 2007

Il G8 secondo Di Pietro

Riguardo a quanto si diceva sotto, l'ennesimo caso. Che da una parte è vero che difficilmente una commissione d'inchiesta, sei anni dopo, avrebbe portato a dei risultati apprezzabili. Però come dato politico sarebbe stato importante che quantomeno si costituisse.
Il faut le dire, che tutto questo attivismo Di Pietro-Dini-Mastella etc quantomeno ha avuto l'effetto positivo di rinsaldare la disciplina della sinistra massimalista, riconducendo tra l'altro su più miti binari anche la manifestazione passata del 20 ottobre. Sarà che magari si sono accorti che il lavoro sporco glielo possono fare benissimo altri soggetti, però pare che gli sia passata la voglia di mettersi apertamente al livello di certi soggetti.

26 ottobre 2007

I due compari

I degni ministri Clemente Mastella e Antonio Di Pietro, tra i più attivi in questi giorni nei tentativi di far cadere il governo, sono assai simpatici. Passano la giornata a insultarsi a vicenda, per poi essere fianco a fianco nel condurre una politica meschina e di bassa lega.E come loro, anche i rispettivi "partiti" hanno notevoli analogie.
In sintesi, politicamente uno uno squallido opportunista, e l'altro un idiota.


7 agosto 2007

Le Primarie

Si aveva il timore che potessero risolversi in una cosa pochissimo seria. Col passare del tempo, pare confermarsi tutto ciò e la faccenda diventa veramente deprimente.
La caduta definitiva di serietà, al di là dell'aspetto politico, si era avuta prima con la candidatura di Marco Pannella, e poi di Antonio Di Pietro che assicura di non farlo e poi lo fa. E il comitato promotore centrale le cassa. Si autocassa quindi Colombo, causa problemi di certificazione delle firme e un certo burocratismo, e addio quindi a un progetto che, sebbene un po' squilibrato, aveva degli elementi interessanti.
Restano in corsa alla fine il giovanilista (Adinolfi), candidato dei blogger, e due economisti sintetizziamoli come liberali.
Dopodiché Rosy Bindi: la candidatura più coerente con l'idea del "partito nuovo", che però incarna anche alcuni di quegli elementi post-partitici cui qui non si ha certo intenzione di aderire. Enrico Letta; taglio economicista, e forse ci starebbe anche. Ma come si fa  però a votare uno che annuncia la candidatura su YouTube? Infine Veltroni, di cui già si è detto riguardo al sincretismo delle posizioni e degli interessi che lo sostengono.

A rendere la cosa più deprimente, l'area di riferimento nel Partito parrebbe intenzionata ad appoggiare Veltroni.

Tra le tante cose positive di quando si sta via è l'evitarsi certe notizie.